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Il tempo relativo.Cartoline del secolo scorso,n.1

di <$memo e Memo remo, il pendolo della memoria$> (02/01/2008 - 15:57)





Iniziare un Nuovo Anno del Primo Decennio del Nuovo Millennio guardando ai primi anni del Novecento è cosa stimolante.Se poi ciò avviene attraverso un piccolo corredo di immagini inedite la cosa può lasciare spazio ai percorsi più disparati,sotterranei e curiosi,vista l'efficacia e l'universale potenza di internet.Perciò,ecco un giusto intrecciarsi di passato,presente e futuro amalgamati dalla storia dell'uomo in quel mix iconografico che parla "di per sé",ma non rifiuta il dialogo con qualsivoglia abitante del pianeta,di qualunque luogo e tempo e condizione sociale e confessione religiosa o parte politica.Un'icona è pur sempre un'icona,e non può essere meno di un'icona e,nel mondo d'oggi,è sempre più  un'icona.

                         

(gipo,Milano/Archivio Gioacchino Poli)      Cliccare sulle immagini per ingrandire

Una cartolina di Leonardo De Candia a Isa Poli,1901? Dello scultore molfettese (1878-Napoli 1960),attivo anche a Napoli, si ricordano varie opere monumentali,busti,bronzi, medaglioni ecc. Una quarantina di opere,tra cui quella molto citata A Vito Fornari,presente a Napoli.Trattandosi di amici carissimi di mio nonno,non posso non citare il busto bronzeo a Matteo Renato Imbriani,1905, in piazza Plebiscito a Trani,nei pressi della bella Villa Comunale (dei tempi andati?)affacciata sul mare.

Mio nonno Gioacchino,amico di molti artisti,ebbe amici e frequentò tra Otto e Novecento tre scultori molfettesi:Filippo Cifariello (1864-1936),il suo allievo Giulio Cozzoli (1882-1957) e Leonardo De Candia.La collezione de "L'Idea" (1915-1924),periodico locale o foglio d'epoca modestamente rievocativo da lui diretto ad Andria,conserva  qualche traccia di tali frequentazioni.Giulio Cozzoli ricordò il nonno con un medaglione.Ed ecco il fatale 1905 per Filippo Cifariello,autore primo di un monumento a Vito Fornari,in piazza Margherita di Savoia a Molfetta... Napoli è il pendolo della memoria tra De Candia e Cifariello.Il teatro di una tragedia, privata prima e pubblica poi, è la pensione Mascotte di Posillipo.Cifariello,marito di Maria de Browne,una bellissima chanteuse,folle di gelosia per i comportamenti "scostumati" della moglie, la uccide con cinque colpi di rivoltella.E' l'alba tragica del 10 agosto.Le folle,golosissime del fatto, si avventarono sul pasto copioso e speziato.Se non ricordo male Cifariello fu poi assolto,per vizio totale di mente.Ai vizi della moglie si aggiunsero i suoi insomma,e quelli del tempo.

 

 

 

 

 

 

Trovo la cartolina di inizio secolo del De Candia densa di significati.L'ho intitolata così: Il moderno avanza,ma... molto sorvegliato! La donna -destinata a diventare sempre più "centrale" nel secolo-  lo è già qui "fuori di casa",piena di energia e di baldanza,di buona volontà e di anelito salutista... Ma sembra quasi "messa agli arresti" da due tremendi gendarmi "dello spirito" dotati di monumentali baffoni.Come non bastasse,l'eroica femmina veste in modo che definire costrittivo è un eufemismo.La gonna è sì ampia ma smisuratamente lunga,la camicia non scopre non dico un gomito ma nemmeno un avanbraccio prossimo al polso.E la coraggiosa,per non dire temeraria,deve tenere ben  saldo sulla testa in ebollizione un incredibile cappello "a prova di vento" come fosse una aerea sentinella del perbenismo sempre vigile e presente.Infine si noti la distinta cravatta:chiude il collo in una morsa anti-respiro sotto il mento ma descrive una curva,dei volumi e un rilievo ben evidenti sul petto generoso,non ancora reso androgino da certe mode di fine-secolo. Non vi è molto di sciolto,di carezzevole,di "naturale" in tutto ciò,se non la parte spirituale della donna stessa,destinata con il tempo ad affermarsi e poi a esplodere.Per gli uomini il tempo sta per scadere... La foto ha una sua piccola,simbolica bellezza:il busto eretto della donna e tutta la figura femminile sono  quasi in asse con il tronco dell'albero retrostante,albero spoglio che lascia supporre una stagione d'autunno inoltrato o di fine inverno prossimo alle prime gemme primaverili.La donna e il tronco dell'albero e della vita quasi si sovrappongono,lo stesso allargarsi della gonna femminile verso il fondo stradale sembra allusivo delle radici e della Terra rinnovata nell'humus.Ciò che appare repressivo e  un po' allarmato negli uomini diventa dinamico e vitalistico nella donna,nonostante la costrizione dell'abbigliamento.Dai rami di quell'albero verranno nuovi frutti.

                                                                                                                 (gipo,Milano)

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